1. un giorno anche tu hai deciso, un abbraccio e poi sei partito…

    Quanta strada nei miei sandali diceva paolo conte, perché in fondo non siamo altro che piccoli,soli, umani viaggiatori…
    Buon Cammino ovunque tu vada.
    (quando si dice Un Saluto) 

    23 ore fa  /  0 note

  2. quando si dice CORTEO!
     
    Maggio 26,2012

    1 giorno fa  /  0 note

  3. Un’ aria di sofferenza mal celavano i suoi occhi

    … ed era difficile definire che tipo di sofferenza quell’espressione indicava; sembrava indicarne vari: privazioni, angosce e quella sofferenza che nasce dall’indifferenza causata dall’aver sofferto molto.

    2 giorni fa  /  0 note

  4. Deposizione

    Finalmente io posso parlare e qualcuno mi ascolta, non che mi illuda di potercela fare tranquillamente io, contro il silenzio e la distanza per carità. E per salvarmi cosa ho in mano? Quattro parole in croce e basta,nient’altro, questo è l’unico potere che mi è rimasto, un potere da niente d’accordo, ma è proprio l’unico che mi è rimasto.

    Ho bisogno di discolparmi davanti a tutti io,perché è davanti a tutti che sono stata incolpata.
    (E. Tadini) 

    2 giorni fa  /  2 note

  5. ingombrante libero arbitrio

    x: rispondi sinceramente: ti sei mai pentita di non aver voluto una storia con me in passato?

    y: X, lo sai che per me il confine tra amicizia e amore è molto netto e lineare. Quindi non un vero e proprio pentimento quanto piuttosto nostalgia...

    x: ma perché scelgono sempre gli altri. Ma soprattutto perché mi si dovrebbe scegliere?

    y: mah è tutta una questione di soggettività, e tu lo sai bene. Comunque per quanto mi riguarda io ti sceglierei perché: Tu osservi! Vedi le persone- più di quanto loro vedano in loro stesse- e ti innamori dei loro dettagli...

    x: :)

    4 giorni fa  /  0 note

  6. Bevo per dimenticare la vergogna di bere

    5 giorni fa  /  0 note

  7. mi ritrovai seduta su una panchina,
    un magico pomeriggio dai riflessi d’oro
    e mi svegliai con l’aria di pioggia recente
    che aveva lasciato frammenti di gioia
    – Fortezza Bastiani

    6 giorni fa  /  0 note

  8. odio l’odore dei taccuini nuovi

    1 settimana fa  /  0 note

  9. mancata fisiognomica

    Credo che leggere una persona,
    intravedere la sofferenza tra le increspature della mano,
    o le sue gesta tra le rughe del volto… sia molto meglio di qualsiasi romanzo.

    1 settimana fa  /  0 note

  10. Cos’è questo golpe? Io so (di Pier Paolo Pasolini)

    Io so.
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
    Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ‘68 non è poi così difficile.
    Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
    Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
    Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
    A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
    Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi[…] . 

    1 settimana fa  /  0 note